sabato 28 marzo 2015

I miei primi 51

Una foto sbiadita vicino
alla mamma:
il ricordo in toni di grigio
di quando la vita era tutta in regalo.



Il primo mio gesto:
un sorriso ed una parola.
Ed ecco che è partito
il mio essere qui,
in questo tempo.



Parole passate attraverso gli anni,
come una brezza leggera,
per definire i fatti,
le emozioni,
le opinioni,
gli incontri,
i pensieri,
le ore di allegrezza suprema,
i tempi di cerchi scuri avvitati
attorno a se stessi.



Parole sparse da bocca infantile
per giocare in pomeriggi fino a sera.
Parole da studiare
per capire il proprio posto
una volta scesi dalle ginocchia dei nonni.



Parole per accarezzare chi si ama,
chi si abbraccia nel suo primo respiro,



chi riempie i tuoi giorni 
di gioie e d'affanni,
chi trova la strada anche lontano
e chi torna con qualcosa di nuovo 
da farti sussurrare.



Parole che volevi dire,
ma che hai trattenuto nel respiro,
rimpianti d'un gesto,
non fatto;
parole che troppo hai sprecato,
quando il silenzio era un bene prezioso.



Essenziale,
come le violette del mio giardino.



Ridondante,
come il Prunus fiorito a scuola.


Parole da dire,
presto al mattino,
per avviare il giorno
e non perdere la forza del nuovo;
da continuare tra i banchi,
fino a sfinirsi,
perché di parole
è fatto il mestiere che ho scelto.



Parole la sera,
per salutare,
da scrivere in fogli virtuali,
aspettando risposte,
immaginando sorrisi,
bramando abbracci
 da gustare in futuro.



Parole per i ricordi,
per i progetti,
da esclamare 
davanti ad un pacchetto chiuso con cura,
da canticchiare
gustando una torta preparata per altri.



Ma oggi,
è per me
che la parola va detta.
Tra la prima
e questa
passano anni,
51.

Con un sorriso,
tanti auguri.



mercoledì 25 marzo 2015

Dreamcatcher

Ti svegli al mattino
con gli occhi 
ancora intrecciati nei sogni
e pare
che il via alla giornata
sia più lieto.



Nei fatti che si susseguono,
s'infila la luminosità
di certe arie 
respirate nottetempo:
luoghi immaginari,
incontri,
magie
che svaniscono all'alba.


Per questo
ho deciso di tessere
una rete
perché possano ancora vagare
nei miei pressi,
consolandomi
nelle ore scure
o soltanto
in quelle ovvie.

Quando sono alla ricerca di un balzo.

Quello necessario 
per decodificare
le istruzioni in inglese.
Quello utile
per appenderlo.



Il mio acchiappasogni
che viene da lontano.


Un cerchio di plastica,
forse più robusto del mio piatto,
da rivestire di cotone,
passando il filo attorno
con l'aiuto dell'uncinetto.
Poi catenelle,
in cerchio ,
da tendere in giri bianchi e grigi
per confondersi con il mattino.



1 round
8 catenelle in cerchio/18 maglie basse nel cerchio

2 round
4 catenelle/1 maglia alta doppia e una catenella
Rip.

3 raund
1 catenella/una maglia bassa
rip. nelle catenelle,nelle maglie alte doppie

4 raund
3 cat.
2 maglie alte doppie nel punto successivo/
1 maglia alta doppia in quello che segue
rip.

5 raund
1 cat./1 maglia bassa in ogni spazio
rip.

6 raund
3 cat. saltare una maglia/2 maglie alte doppie
rip.

7 raund
arrivare al centro dell'arco di 3 cat.
5 cat./1 maglia bassa nell'arco succ.
rip.

8 raund
ripetere il giro precedente

9 raund
2 cat
2 maglie alte doppie nel primo arco/2 maglie alte doppie nell'arco successivo chiuse assieme/
5 cat.

Non resta che fissare la trama
nel suo cerchio.


Per giocare con il vento
e le forze che nutrono i sogni
ancora catenelle,
perle,bottoni,
piume come pendagli:
8/10 catenelle,
girarci attorno con maglie alte e basse
in un crescendo,
diminuendo
per dare forma
alla leggerezza dei risvegli
(non tutti).


Non resta che provarlo.

Via libera ai sogni,
soprattutto
 a quelli 
che resteranno lì impigliati.



sabato 21 marzo 2015

Intrecciare: Ghislaine de Felingonde

Uno dei primi gesti da imparare:
la manualità d'intrecciare i capelli,
delle bambole prima,
dei propri poi.


Addirittura scegliere d'acconciarsi
così in un giorno speciale,
quello che ha dato il via a tanto altro...


Il verbo intrecciare
in seguito si è trasformato
e sotto le mani
è divenuto ghirlanda da appendere
in ogni dove.


Rami di vite,
di betulla,
di edera
da inseguire nel proprio cerchio
per nulla perfetto.


Ma anche intrecciare
i tasselli della vita,
i pezzi delle nostre giornate
come un puzzle 
da terminare ogni sera.


Essere mamma,
maestra,
moglie,
giardiniera,
cuoca,
ideatrice di collane
o qualsivoglia oggetto al crochet,
nuovi progetti da seguire,
melodie da suonare,
nonna da improvvisare,
aggiungere parole a queste pagine...
Intrecciare tutto (o quasi)
per farne uno sfondo
in cui essere felici.


Lo so,
non è facile.
Ma mai come gli accadimenti,
veri o leggendari,
della contessa Ghislaine de Felingonde.



"In quel tempo, Prima Guerra Mondiale,il conte Féligonde, era stato gravemente ferito durante una battaglia ed era stato lasciato senza alcun sollievo tra le linee nemiche. Ghislaine ,sua moglie lo sentì , andò a trovarlo di notte, lo mise fuori pericolo e lo guarì. 
Mr Turbat, informato della storia di questo gesto eroico ,decise  di nominare una delle sue nuove rose come questa donna."


Un racconto che oggi parte
dai suoi germogli:
nel mio giardino, essa è una rosa.


Le storie posate dentro le cose.
Ecco un altro frammento
da aggiungere
agli altri.

Intrecciare
è un'arte
 in divenire.

mercoledì 18 marzo 2015

Sognando primavera

E' lei.


Sta arrivando.


La vedo attraverso la cortina d'acqua
che ha bagnato questi giorni.
Nelle gemme traboccanti
pronte ad altro,
nel canto sommesso degli uccelli all'alba,
nei giorni ancora chiari
all'uscita di scuola,
nel leggero formicolio
che m'attraversa di notte,
quando i pensieri si rincorrono
e l'energia pare non bastare.


Così la porta si svuota
dell'inverno
ed un cesto si prepara:
voglio un annuncio ondeggiante,
bianco come la delicatezza di questi giorni.


Da sfiorare con lo sguardo,
per rallegrare oltre la pioggia,
per desiderare come non mai,
il ritorno,
 la sera.


Rami colti in giro:
salicone e betulla,
fiori sparsi per ogni dove
finché anche il cesto ne sia pieno.


Non esiste il troppo nel suo arrivo.


Una fila di bandierine
per ricordarci chi stiamo aspettando,
da tanto:
il bottone per non farla andare via,
troppo presto.


Un'ape
che preferisce abbandonare il chiuso
e loro,


una famiglia destinata al volo:
un po' di calore
ed il nido resterà vuoto.


Il  verde verrà in seguito,
quando avrò finito di sognarla
e lei
sarà in tutti i dintorni.


Per ora si è posata
accanto al piccolo,
alla sua festa di vita.


Se non è primavera
cos'altro potrà essere?
Meglio di un sogno.


Una visione
tra le dolcezze.


sabato 14 marzo 2015

Festa

Adoro prepararle,
con anticipo,
pensare
ai dettagli,
all'essenziale
che tutti 
si porteranno via,
una volta finita.


Mi piace immaginare
le ore 
attorno a tavoli imbanditi,


stringere con gli sguardi
quelli che ti sono vicini,


costruire piccole gentilezze
da donare agli ospiti
per dire quanto sono importanti.


A pensarci bene,
trovo mille occasioni
per organizzare una festa.
Compleanni,
anniversari,
Cresime,
tra poco un Battesimo,
ma anche
partenze
e in un giorno radioso,
arrivi.


A volte anche
 l'annuncio improvviso del tempo bello,
delle castagne sparse nei boschi,


la gioia della prima neve,
il calore pigro dell'estate...


può diventare festa nei miei desideri.


Momenti di mani
che raccolgono fiori
nell'attesa,


che montano uova
ed arrotolano torte salate,
che sperimentano gusti e colori,
che si muovono
soddisfatte in abbracci
con chi ti mancava,


con chi vedi spesso,
ma che in quel giorno
diventa novità
da tenere la sera,
per riporla
in un tuo cassetto segreto.


Da guardare tempo dopo
in fotografie
con accanto una data,
da raccontarsi
in futuro
sentendo ancora 
quell'aria 
che circolava tra di noi,
quel pomeriggio,
quella sera,
quella notte.


Anche il nonno lo sapeva.
Lui non voleva mai
lasciare le feste:
l'ultimo ad andarsene.
Sapeva che questi momenti 
sono un qui ed ora
che non potrà tornare.
Ogni volta unica.


Come la torta mimosa preparata
per lei,


ma che anche lui ha visto.
E la prossima festa?
La sua.