sabato 30 aprile 2016

Le piccole cose

Sono infilate nelle nostre giornate,


messe lì apposta,
per darci tregua quando sembra non finire,
attimi di leggerezza,
fatti di poco,
insignificanti al primo sguardo distratto,
colori,
canzoni sussurrate in auto,
emozioni solitarie,
abbracci collettivi,
incontri con amici,
sorrisi sparsi per strada,
venti caldi nel primo pomeriggio,
cieli spazzati all'alba:
le piccole cose sono spesso inaspettate
e per questo più gradite.


Magari oggi è il profumo di una farina viva,
come m'ha insegnato una donna speciale.


Ieri è stata la frase di una bambina:
"Non è che non torni più se per caso stai un giorno malata...?".
(sarò stata un po' minacciosa ultimamente?)


Lunedì era la sorpresa della leggera clematide 
fiorita contro il graticcio,
poi gli iris
che hanno trasformato il mazzo
in casa
in una sinfonia di primavera
da tenersi in mente per ore.


Queste piccole cose
si nascondono un poco
e quando ci sfuggono
ce ne accorgiamo,
sentiamo una mancanza,
soprattutto nel buono dei nostri impegni,
lavori,
code al semaforo,
in giro tra gli scaffali 
con il carrello della spesa,
davanti ai monelli di otto anni,
con il decespugliatore sulle spalle.

Se è sfocata è meglio....

A volte basta indossare
un filo di perle
per fare di un'ora in giardino,
una piccola cosa su cui fermarsi:
che le rose comprendano l'eleganza sta
nel loro DNA:
credo.


Che poi i vasi sul terrazzo
 traggano bellezza
dalla presenza 
di un autocarro
abbandonato
dopo un pomeriggio di giochi:
di questo sono certa.


Spesso si dimenticano,
altre restano in memoria,
forse perché tanto piccole non erano.


Anni fa me ne uscii
alle otto da casa,
trafelata,
con il cuore già stanco,
per le mille questioni
che percorrevano
il mio mattino
di madre dei quattro.
Guidavo senza pensieri,
diretta al lavoro
con solo sentimenti negativi:
 direi,
affranta.
Nessuna bellezza in un giorno
cominciato
con l'orizzonte basso.
Ebbene,
svoltando in una rotonda
che immetteva nella valle
dove si trovava la mia scuola,
mi colpì un bagliore lassù in alto,
al fondo,
lontano,
tra le montagne ancora innevate,
come uno specchio,
tra il bruno di rocce silenti;
realizzai immediatamente che
era la finestra di una chiesette
che si trova sul ciglio di un versante:
una piccolo vetro
incastonata tra le rocce
che incontra un raggio di sole 
al  mattino,
proprio
quando 
i miei occhi sono lì nella traiettoria,
Una magia di tempistica,
di precisione,
da brividi,
che mi regalò
un'emozione fortissima,
un giorno diverso,
forse il primo di 
una nuova serie.
Amai pensare che fosse solo per me,
quella piccola cosa.
Ed ancor oggi
ne sono  quasi convinta,
perché mai più
mi ha salutato
con il suo  baluginio
tra le vette.


Quante ne può contenere un giorno?


Tante.

Adesso,
dopo aver scorto
una ghirlanda
nella sua armonia,
ancora prima che l'intreccio si realizzi,
tra i rami 
distesi
di una betulla,
ho deciso:
devo ritornare con le mani tra i legni.

L'ultima piccola cosa di stasera.








lunedì 25 aprile 2016

Assetata

Non che sia finita nel deserto
o che abbia una qualche estrema ragione
di dissetarmi
in questo giorno
fresco d'aprile.

Non è l'acqua che bramo.
Ma è una condizione di me stessa
di cui mi sono avveduta.


Un continuo bisogno di qualcosa,
una mancanza da riempire,
l'esigenza di scoprire,
inventare,imparare,
provare cose nuove.


Pensieri diversi,
incontri con amiche speciali,
serate sul web
per riempirmi gli occhi
di progetti,
percorsi,
parole,
esperienze,
emozioni.


Così le mie giornate,
già colme dell'ovvio
che percorre quelle degli umani
di queste parti
(specie se femminili),
devono dilatarsi,
affrettarsi,
pigiarsi per ricavare
quei 5,10 minuti
e se si è fortunati
anche di più,
per studiarsi un'idea.


Molte volte cambiare progetto,
essere delusi
e poi inseguire altro,
imparando e sbagliando.


Questo mio stato d'irrequietezza
del pensiero,
della testa sempre in movimento,
per non parlare del resto,
ora che anche il giardino
fa sentire il suo richiamo,
non è facile da "portare" tutti i giorni
nelle mie faccende quotidiane.


Però,quando qualcosa di mio
si realizza,
che soddisfazione!


Come il poncho-stola,
nato pensando alle sere d'estate:
leggero e traforato come si conviene
alla stagione che viene.


Trovato qui
ed adattato con l'aggiunta di frange
lunghe e sottili.

Usando l'uncinetto grande
si crea la morbidezza 
dell'appena posato sulle spalle.


Ora posso fermarmi
e gioire dei piedi scalzi
sul legno del terrazzo.


Oggi tregua,
domani,
scuola.

venerdì 22 aprile 2016

Il Carnevale degli animali di Camille Saint Saëns (parte I)

Quando arrivò il carnevale
(ma va così veloce il tempo?),
andai alla ricerca di un alcunché di diverso
da proporre ai miei bimbi in classe.


Un'idea da distendere nei mesi successivi,
che li attraesse,
li facesse crescere ed emozionare,
magari pure raccontasse
o meglio descrivesse 
il nostro mutevole mondo.


E che eventualmente
si potesse ascoltare,
stando accomodati
e frenando la smania di agitazione
che solitamente percorre
gli studenti odierni....


Sul web mille proposte,
ma una mi colpì più delle altre:
certo era abbozzata
 e si doveva adattare
al mio contesto,
parlava di animali,
dei loro movimenti,
del loro stare qui con noi
o anche senza;
era divertente,
era musica.


"Questi ingredienti mi piacciono,
ci provo!".


Partì in tal modo
di Camille Saint Saëns.


Immediatamente gli alunni lo adorarono;
impararono ad ascoltare
(no,niente video),
anche se  solo per una manciata di minuti.


Certo le prime volte
non fu facile,
ma dopo qualche settimana
anche i più discoli
si fermarono alla scoperta di questo
 o quell'animale.


Perché di gioco si è trattato.


Dopo l'ascolto
si provava ad indovinare
quale bestia fosse descritta dall'autore.


Piano,piano
cominciarono ad essere attenti e 
da pochi
a quasi tutti,
impararono
a svelare il mistero
celato tra note e violini.


In seguito,
proprio per assecondare 
la loro voglia di movimento,
si mimavano, 
tutti insieme,
(me compresa),
le movenze,
i balzi,
i versi  infilati nella musica.


Naturalmente tutto andava fissato
e quindi giungeva il momento
del disegno.


A grande richiesta
si cercava su Internet
e si provava a raffigurare
l'animale
lasciandone sempre una copia ingrandita
sulla L.I.M. della classe.



"Questa settimana ci farà compagnia!"


Di questo passo,
siamo arrivati fino a oggi.


Adesso mi devo studiare
una festa di chiusura,
una parete di cartelloni,
una danza collettiva a ritmo di leone
o di Cucù nel bosco,
una sequenza di foto
da presentare ai genitori,
od ancora altro???


"Non ci dimenticheremo
del nostro amico 
Camille Saint-Saens!"

Neanche io.


Aperta ai suggerimenti.



Unico video visto che spiega la ballerina al posto del cigno...



lunedì 18 aprile 2016

Un giorno diverso


Ti ritrovi in auto a Torino,
un giorno terso di Aprile,
e te ne esci da Manualmente
con in borsa una raccolta di piccole cose.


Tre le tante,
esposte ad ingolosirti gli occhi,
proprio alcuni bottoni,


del cotone cangiante
 nelle sfumature della sabbia d'estate,


alcune perline di legno
o di resina bianca,
un nastro di pizzo
dal sapore lontano,
accessori per orecchini,
tre rose dall'aria sfilacciata
e una pecorella 
un poco smarrita...


Cosa ho in testa,
nel senso di come utilizzare
questo bottino
ancora non mi è chiaro.


La primavera mi confonde sempre,
 troppa bellezza
sparsa ai lati
e non sapere
da dove cominciare:
dal giardino,
i vasi sui balconi,
la casa da rinfrescare,
un nuovo lavoro al crochet per le sere
ancora con la luce?


Così inizi dal più bello
dei tuoi pensieri
in perenne frullo
nella testa:
un giorno con il piccolo.


Torni a divertirti
del nulla,
raccogli violette
e ne aspiri il profumo,
ti sporchi le mani d'erba,
canti e corri
quando non si dovrebbe,
ti accorgi del suo punto di vista
e fai una gara a piedi scalzi.


Forse la sera,
accanto agli occhi stanchi
e ricevendo il suo ultimo bacio
"bavoso",
comincia a spuntarti
una specie di sequenza,
di priorità,
per riempire il giorno seguente.


 In realtà pare già colmo,
però un angolino
si trova;
fosse anche per vedere 
Saluzzo al lunedì mattina. 


Come si fa a resistere al suo skyline?


Oggi vasi sui balconi.

SONNET 9

William Shakespeare


From you have I been absent in the spring,
When proud-pied April dress'd in all his trim
Hath put a spirit of youth in every thing,
That heavy Saturn laugh'd and leap'd with him.
Yet nor the lays of birds nor the sweet smell
Of different flowers in odour and in hue 
Could make me any summer's story tell, 
Or from their proud lap pluck them where they grew;
Nor did I wonder at the lily's white, 
Nor praise the deep vermilion in the rose;
They were but sweet, but figures of delight, 
Drawn after you, you pattern of all those. 
   Yet seem'd it winter still, and, you away,
   As with your shadow I with these did play.



Anche in primavera fui da te lontano
quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa,
suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù
che rideva anche Saturno e con lui danzava.
Ma, né i canti degli uccelli, né il profumo dolce
dei differenti fiori sia in fragranza che colore,
potevano indurmi a pensare una gioiosa storia
o a coglierli dal grembo ove floridi crescevano:
e neppur mi affascinava il candor dei gigli
né potei apprezzare il rosso acceso delle rose;
non eran che profumi e deliziose forme
raffiguranti te, tu lor unico modello.
Ma per me era sempre inverno e lontan da te,
mi dilettai con loro come con l’ombra tua