venerdì 30 dicembre 2016

Insieme raccontiamo 16

Come altre volte,partecipo all'iniziativa di Patricia 
e partendo dal suo incipit costruisco un racconto o almeno ci provo .


  

Natale! Dovrebbe essere il periodo delle feste, dei pranzi in compagnia… della gioia e dell’allegria.

Eppure, quest’anno sarebbe stato diverso. Troppe cose erano cambiate.  Aveva soltanto più ricordi che già sapeva il tempo avrebbe sbiadito.

Doveva trovare una soluzione....

                                                                                        Credits

Era tanto che ci pensava.
In ogni dove,nella piccola e ordinata casa,erano sparse le memorie,le gioie,le infinite tristezze che avevano attraversato la sua vita.
Foto,oggetti,libri,bianchi centrini,profumo di candele ormai consumate: tutto era declinato al passato e l'indomani sarebbe tornato il giorno di Natale.
L'ennesimo.
Non che fosse infelice.
In realtà non era sola,ma quei tempi passati la circondavano,la chiamavano e lei non aveva più forze per resistere.
Si sedette nella stanza silenziosa e cominciò.

                                                                                                 Credits

Partì dal Natale con il giovane marito ed i suoi figli allegri e chiassosi.
Si era poveri,c'era stata la guerra e il futuro pareva tutto in salita ,però era lì con chi amava ad aspettare il mattino della festa.
Molte fotografie sparse per casa testimoniavano quei tempi:sorrisi in posa con il vestito buono.
Poi lui se n'era andato.
Una malattia veloce,senza scampo l'aveva lasciata sola con i ragazzi ancora da crescere.
Eppure si doveva andare avanti e per una vedova non erano tempi facili.
Tenendo per mano i  suoi piccoli ,si era rialzata.
Ed erano arrivate altre feste,con gaiezza e piccoli doni per ciò che le era rimasto nella vita.
Avendo poi un carattere d'acciaio ed una figurina per niente male,con uno sguardo intenso e profondo,incrociò nuovamente il viso di un uomo a cui legare i suoi giorni.
Arrivarono gli anni della serenità,del fiato che poteva rallentare,degli orizzonti con qualcosa di bello da trattenere.
Abbracciando la sua ultima figlia,nata prematura da una madre già avanti negli anni, pensò che quell'anno il Natale sarebbe stato perfetto.
Fecero pranzi e cene e ritratti da appendere ai muri.
Ma ancora la giostra prese a girare nel verso sbagliato ed anche l'omino che s'era sposato per la seconda volta andò in cielo.
Rimasero cornici e voci lontane a tenerle compagnia.
Lei ricominciò a vivere,se non altro per quelle creature che stavano crescendo e trovando la propria strada.
Dunque venne il tempo dei matrimoni,delle compagnie di amici,dei nipoti.
Grida di bambini riempirono nuovamente la casa ed altri ricordi felici si appoggiarono sui mobili ed i davanzali delle finestre:qui il battesimo del primo,qui il lavoretto di Pasqua del secondo,qui la Prima Comunione del più piccolo,in alto il quadro,in legno dorato, della sua grande festa per gli ottanta anni con un sorriso vero e gli occhi lucidi.

                                                                                                    Credits

A questo punto lei provò a  scacciare le lacrime,stava arrivando il periodo più buio della sua vita.
Sospirò ,ma  voleva ricordare tutto,si sentiva pronta:era arrivata la sera giusta.

                                                                                                Credits

In pochi anni la figlia prediletta scomparve per una brutta malattia e non servirono le sue preghiere incessanti e le corse da molti ,molti dottori.
Ovunque in casa sparse fotografie e fiori e candele per illuminare ciò che le restava della sua ragazza.
Per molto non volle festeggiare più nulla.
Ogni mattino portava con sé un peso che riteneva insopportabile.
Eppure i giorni su questa terra non erano ancora finiti per lei.
Questa volta non volle quadri per ricordare la festa,ma l'abbraccio con i nipoti e i pronipoti le restituì un poco il sorriso davanti alla gigantesca torta per i  suoi novant'anni.

Credits
Ed eccola arrivata  al presente,al suo novantatreesimo Natale.
Alla stanza illuminata a tratti dal vecchio abete in cucina.
Alzò gli occhi cullata dai ricordi,si avvicinò alle foto,ai ritratti ,agli oggetti della sua lunga vita.
Tirò un sospiro di sollievo,le parve un po' corto,ma non si preoccupò,era ormai deciso.
Chiuse gli occhi.
Adesso poteva arrivare il Natale.
Sorrise.

                                                                                                        Credits

Questa è pressappoco la vita di  una nonnina,mia vicina di casa,che ci ha lasciati alcuni giorni fa.
Tante cose può insegnarci.
A me lo ha fatto.

                                                          Ciao Domenica

                                                                                          Credits


mercoledì 28 dicembre 2016

Camminando



Dopo tante corse,
finalmente
ho potuto rallentare il passo,
stare in quiete
nella mia casa,
abbracciare 
chi mi è mancato da troppo tempo,
alzare lo sguardo
per rallegrarmi
delle piccole,
semplici cose
che ci circondano.


E così una camminata
nel cuore del giorno,
sotto un tepore
quasi primaverile
diventa una gioia 
da assaporare in silenzio.


Da sola
posso canticchiare,
fermarmi o accelerare,
ascoltare il vento tra i rami spogli,
il cielo terso su di me.


Posso pensare
e ringraziare.


Sorrido alla vista
di un presepe
in una chiesa antichissima
e vuota,
ricomincio a progettare
ed alcune idee m'attraversano
proprio quando mi infilo in vicoli,
in scalinate
consumate dal tempo,
dai passi altrui.


Poi torno 
in una casa illuminata a festa,
tra i tanti affetti
che mi circondano.


Che bello scaldarsi le mani
 accanto al fuoco del caminetto
e poi impastare
una torta zebrata
seguendo le ricette di Irene.


Ancora meglio
se puoi farlo
vicino a Lorenzo
che,
come quando era piccino,
si impossessa della ciotola
e gusta l'impasto
ancora crudo.


Piccole
o nuove consuetudini
che ci fanno sentire famiglia.


Come la sera della  vigilia 
trascorsa
al Pronto Soccorso
per un sospetto trauma cranico
del ragazzo americano
che s'è scordato come si scia,
(niente di grave...);
oppure la febbre alta di Tommaso
proprio nel giorno di Natale,
mandando in apprensione gli invitati
al mio pranzo...
"Influenza,no grazie!".


O magari,
alzarsi presto
e vedere i  regali sotto l'albero,
alcuni dei quali sono arrivati da molto lontano,
pensati,scelti,infiocchettati
da chi ormai fa parte di noi.


Mentre si cammina,
quante cose si capiscono!


Lo devo rifare.



venerdì 23 dicembre 2016

Beatitudine



Certe volte attendi talmente qualcosa,
con tutta te stessa,
nei pensieri,
nei gesti,
nei sogni,
che poi quando arriva
in principio non ti capaciti.


Stai come sospesa
ed ancora ti pare di attendere.

Finché una notte,
di queste lunghe,lunghe,
nel calduccio del tuo letto,
ti accorgi
che puoi quietarti,
lasciare andare il respiro,
stare ferma
 a vedere il dintorno.


Il figlio è arrivato
e sentire la sua voce in casa
mi dà una piacevole sensazione
di beatitudine,
uno stato di sollievo
che ti fa canticchiare
ed alzarsi presto al mattino
con un balzo.


Non che il resto sia facile;
infatti questa settimana
è durata tantissimo,
piena fino all'inverosimile
di faccende,
di recite natalizie,
di corse al regalo per chi ami,
di piccoli lavoretti
fino a tardi
da donare agli amici più cari,
quelli che vedono nel fatto a mano
il segno del tuo amore;
colleghe che condividono le fatiche e le gioie
del lavoro d'insegnante;
le zie che ormai collezionano i miei "homemade"
anno dopo anno.


Basta cambiare le tende
e trovarsi sul tavolo
una manciata di grossi anelli di legno,
poi utilizzare alcuni gomitoli di lana
dai colori naturali,
infine creare piccoli fiocchi
con i nastri che ho accumulato
nel mio laboratorio-bazar.


Un giro di maglia bassa
per ricoprire il legno
e poi festoni di tre punti alti
intervallati da una maglia bassissima:
più o meno fitti
per dare un contorno alla ghirlandina
da appendere dove si vuole.


Come dicevo
un fiocco 
incollato
in alto finisce
il lavoro
 in poco tempo.


La beatitudine si completa oggi
sentendo ridere i miei ragazzi,
giocando con il piccolo di casa
che se ne va a spasso
con le pecore del presepe,
salutando i bimbi in classe stamattina,
progettando il pranzo di domenica,
augurando a tutti
la serenità
che tanto si brama
nei nostri giorni
un poco travagliati.


Adesso accendo 
la stella
e vado ad impastare.

Frolla.


Auguri



sabato 17 dicembre 2016

Il Calendario dell'avvento di Sciarada


Sciarada del blog Animamundi
ha organizzato anche per quest’anno il suo (e nostro)

CALENDARIO DELL'AVVENTO

Un racconto,la semplice presenza per vivere insieme l'attesa del Natale

Adoro raccontare storie.
Alla stessa maniera mi piace ascoltarle,da sempre.
Ho trascorso l'infanzia tra racconti d'ogni tipo nella casa dei nonni.
Essendo poi diventata una maestra,mi sono esercitata nell'arte di tessere storie o d'immaginarle accogliendo quelle che sanno esprimere i ragazzi.
Proprio come questa.
Assolutamente vera,che narra di fatti lontani,di cui nessuno può più dirsi testimone.


Tomaso era il suo nome.Un anziano che viveva tra i boschi sulle nostre colline.
Io,giovane ventenne,fui incaricata di sollevare un poco la sua solitudine,portandogli un pasto caldo di tanto in tanto.
Quel giorno,sgranocchiando due noci accanto al focolare,lui cominciò.
Si era nel 1918 e Tomaso,semplice e analfabeta contadino piemontese, era stato mandato a combattere,a sentire i "pum-pum" sui monti,tra le rocce,sotto cieli freddi e ventosi che tanto gli ricordavano la sua terra.
Mancava da casa ormai da quattro anni e provava una nostalgia sconfinata.
Improvvisamente arrivò per lui il giorno del ritorno,proprio per Natale.
Prese treni senza saper leggere,mangiò poco o nulla tanto si era abituati,non dormì per giorni,pensando che c'era un posto da raggiungere.
Aveva scordato gli abbracci,persino i visi dei cari e nell'era delle lettere,nessuno era stato in grado di scrivergli.
Raggiunse Saluzzo,la cittadina a 7 Km di distanza da casa ,proprio la vigilia di Natale,nel pomeriggio,sotto una nevicata epocale anche per quei tempi.
Tutti gli consigliarono d'attendere il giorno:avrebbe potuto perdersi si strade buie,a piedi,con la bufera in corso.
Lui disse che se non era morto sotto i "pum-pum",non ci pensava di certo a farlo sulle sue colline,anche sotto la neve.
Partì nel buio.
Ogni passo lo portava più vicino a dove s'era ripromesso avrebbe trascorso la vita(cosa che fece).
Era ormai notte fonda, quella di Natale,quando vide le finestre.
Disse proprio vide a dispetto della tempesta e del buio.
Ad una mia domanda,di come avesse fatto a ritrovare la strada,il sentiero,il poggio tra tante difficoltà e stanchezze,Tomaso mi disse che in realtà l'aveva sentita con il cuore,un po' come fanno i cavalli che san tornare.
Dopo tanto,lui ricordava con precisione la sorpresa dei suoi che forse lo pensavano morto e il caffé fumante tra le mani.
Ancora si inumidivano gli occhi raccontando di quella notte.
Me la ripeté altre volte,perché non andasse dimenticata.
Ed io la immaginai anche quando lui era già volato lassù,in cielo.
Rimase talmente nei miei ricordi che decisi ,con il marito, di chiamare il mio figlio più piccolo come lui,Tommaso.



Proprio oggi, il mio Lorenzo attraverserà l'oceano per fare ritorno a casa,dopo cinque mesi di studio all'estero.
Ora ci sono aerei,auto,cellulari e tablet con skype e sono solo una manciata di giorni e lui ha scelto di stare lontano ,però  voglio comunque che veda le sue finestre e noi dietro.
Ci senta.
Un po' come i cavalli.



Lascio il testimone a Mondod'Arte di Pia

domenica 11 dicembre 2016

Domenica...


A volte la domenica
è veramente proficua.


Quando non vengo distratta
da occupazioni
impreviste,
porto a termine
molti progetti,
nonché lavori
necessari
per la casa
(sigh...),
per la scuola e le lezioni
che verranno in settimana,
senza dimenticare
la ricerca dei regali
e le coccole
per Noah.


Mi pare d'aver quasi
concluso
le decorazioni
che avevo in mente
per la  casa.


Anche se,
vagando per le vie colme
di luci,
osservando la magnificenza di 
certe vetrine,
mi arrivano ancora nuovi spunti,
"sperimentazioni"
da attuare
in giro per le stanze
o con i fanciulli in classe.


Mai stare senza presepe,
questo è il mio imperativo
e da sempre
mi piace cambiagli
collocazione,
usare materiali diversi,
pensarlo in modo nuovo
ogni anno.


Dal momento
che sono attratta dal legno,
dalla sua essenzialità,
ho utilizzato
dei sottopiatti
che anni fa
mi ero fatta tagliare 
da un falegname.


Li ho disposti
uno sull'altro,
a piani diversi
e su ognuno
ho disteso un pezzo
di vello bianco di cotone.


Tanti cerchi bianchi
su cui posare case
dal sapore nordico,
pini
e curiosi personaggi
in cerca
della via,
quella che naturalmente
conduce
alla Capanna,
(mai buttare via niente!).


Piccole luci bianche
raccontano 
di notti fredde,
sotto la neve
e rami
infiocchettati di stelle
parlano
di una Storia
che il piccolo di casa
ascolterà
per la prima volta.


Quando arriva il buio
osservo in silenzio
il luccicare
d'un cuore sulla punta dell'abete,


la luce delle candele,
il dondolio
degli addobbi appesi
ai rami,
il tepore
del camino
con la sua ghirlanda
tra noi nonni
e le renne.


Adoro.

 Poi
se non cedo al sonno
ho sempre modo
di vedere 
le potenzialità
degli anelli dismessi
delle tende.


Questa sì
che è una domenica
 che mi piace.