sabato 14 gennaio 2017

Mio nonno era un ciliegio


Non una palma.

In realtà ci è voluta una settimana
per metabolizzare questo ritorno
dopo le vacanze di Natale.
La partenza di un figlio,
gli impegni a scuola,
il gelo sulle strade,
la confusione della casa
abbandonata a se stessa,
nuovamente...
Diciamo tempi duri


In più noi docenti
abbiamo dovuto affrontare il tema del lutto
in classe,
venendo a mancare
un bambino
afflitto da gravi patologie.


Dunque,
un pomeriggio ho vagato nei ricordi,
nei libri,
sul web 
e finalmente mi è parso
d'aver trovato
una via,un senso,
per raccontare ai bambini
questo distacco
con lievità.

Credits

Mio nonno era un ciliegio

Quando avevo quattro anni, avevo quattro nonni: due nonni di città e due nonni di campagna.
Quelli di città si chiamavano Luigi e Antonietta e assomigliavano spiccicati a tutta la gente di città. Quelli di campagna si chiamavano Ottaviano e Teodolinda e non assomigliavano a nessuno, nemmeno ai loro vicini di casa.
A questo punto vi devo parlare del nonno. Io allora non c’ero, ma immagino che fosse già un tipo speciale. La nonna diceva che era l’uomo più bello del paese e che aveva dovuto sudare sette camicie per accalappiarlo.
Io il nonno non me lo ricordo proprio bello, ma alto e dritto, con i capelli al vento, quelli che aveva, e un filo d’erba sempre in bocca.
Dunque. Quando la mamma nacque , il nonno andò in paese e tornò con un paio di orecchini d’oro per la nonna e una pianta di ciliegio. Andò nell’orto, scavò una buca, e piantò l’albero; poi ci appese  accanto il nome Felicita. La mamma infatti si chiamava così e questo, secondo il nonno, doveva essere il nome del ciliegio. Ma la nonna gli fece notare che era un nome poco adatto a un ciliegio; allora il nonno decise che lo avrebbe chiamato Felice.
Quando il nonno non era impegnato nell’orto o con i polli, mi ci portava lui sul ciliegio: si toglieva le scarpe, mi prendeva a cavalluccio sulle spalle e saliva con un’agilità incredibile, come una scimmia con il suo scimmiotto.
Poi ci sedevamo lì tranquilli e lui mi raccontava un sacco di cose.
Una volta disse:
- Capito? Se ascolti con attenzione e ti concentri, puoi vedere un mucchio di cose, come se avessi gli occhi aperti. E adesso ascolta il ciliegio che respira.
Io chiusi gli occhi e sentii un’aria leggera che mi passava sul viso e tutte le foglie del ciliegio che si muovevano piano piano.
-È vero, nonno, Felice respira, - sussurrai.
Poi la nonna si ammalò.
Anche il nonno si fece sottile e leggero e volò via.
Alcune notti dopo sognai di essere sul ciliegio con il nonno; facevamo i trapezisti, come al circo. Il nonno stava appeso al ramo più alto, a testa in giù, e io gli ero attaccato alle braccia. Il nonno si dondolava, avanti e indietro, sempre più veloce, e all’improvviso mi lanciava verso il cielo. Io volavo a braccia aperte, come un uccello, senza nessuna paura, e il nonno dal basso mi sorrideva.
 Al mattino io capii che il nonno sarebbe  restato sempre nel ciliegio e che io avrei ancora potuto  incontrarlo: bastava salire sui rami e fermarsi ad ascoltare.
                                                          ANGELA NANETTI

Dopo aver letto
citazioni,
frasi,
recensioni,
ho infilato in una pagina
la storia del libro 
di Angela Nanetti (che di certo comprerò).
Insieme ai ragazzi
si è deciso di procedere con un lavoro
di lettura,
illustrazione,
drammatizzazione
a gruppi.

Li ho osservati lavorare
coinvolti e felici.



Così 
non  solo crochet e ghirlande
da documentare in questo piccolo
angolo virtuale,
ma pensieri,
parole,
emozioni
per crescere insieme.



Con questo ossigeno in corpo...
ho acceso per le notti da bufera
la ghirlanda veloce con le pigne
e ho terminato
la borsa elegante
per la signorina di casa invitata a cena fuori
con i tacchi e tutto il resto.
Non si possono
scordare
i vecchi amori...


Scriverò altro
nel barattolo.



14 commenti:

  1. Non ho parole... Pur col cuore pesante, la lettura del tuo post col racconto ha dato un soffio di leggerezza. Un caro saluto, Lorenza!

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  2. Un bambino che se ne va, e bisogna spiegarlo ad altri bambini... che brava maestra, che dolce modo di approcciare il pensiero della morte.

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  3. Bellissimo post! Non è facile parlare della morte ai bambini, a volte è difficile toccare l'argomento anche con gli adulti. Molto bello e dolce questo racconto, grazie di averlo condiviso.
    Gio

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    1. Hai ragione è stato difficile,però loro mi hanno aiutato....

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  4. E' difficile che mi manchino le parole,cara Lorenza, ma questa volta le tengo chiuse in gola...senza farle uscire altrimenti insieme a loro escono tante lacrime !!
    Bellissimo post,grazie di cuore ,da nonna Pat <3

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    1. Anche io ero senza parole,ma come al solito,i bambini mi hanno aiutato...è stato un bel percorso,emozionante per noi insegnanti ed arricchente!Grazie!

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  5. grazie Lorenza, per questa tua meravigliosa attenzione e delicatezza....i tuoi bambini sono proprio molto fortunati!
    Emanuela

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    1. Spero sempre di fare il meglio per loro e qualche volta ci riesco,altre un po' meno...grazie per la tua presenza!

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  6. Hai toccato con grandissima sensibilità e rispetto il doloroso momento del distacco che purtroppo colpisce ognuno di noi,ma la profondità del tuo modo di fare lascerà sicuramente delle radici nei cuori dei bambini e sicuramente da questi ricordi attingeranno serenità negli anni a venire.valentina

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  7. Un racconto dolce e pieno di amore per spiegare cose più grandi dei tuoi alunni.Ma la dolcezza. arriva al cuore e fa miracoli

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