giovedì 1 giugno 2017

Profumo e lentezza


Dopo alcuni giorni di scorpacciate e di abbracci in famiglia,
mio figlio Lorenzo ha esordito dicendo quanto era lenta la vita qui,
rispetto a quella che  si conduce in America al Campus.


Guardando le mie giornata,piene fin dove è possibile,mi sono sentita un po' perplessa e per niente "slow".
A suo avviso, se trovo il tempo per raccogliere le rose,
per immergermi nel loro fiorire,appenderle a testa in giù e profumare  di conseguenza tutto il salotto ,ho decisamente una vita lenta.


Stavo per ribattere,enumerando la mole di attività che mi attendono ogni giorno,poi mi sono fermata a riflettere.


Però è vero,al mattino scendo sempre prestissimo,svegliata dal sole e adoro perdere lo sguardo nella mia collina fiorita,indovinare da dove proviene il profumo che allaga il silenzio del terrazzo:prima la rosa Damascena ,adesso il gelsomino.


Mi piace vedere come i miei mazzi siano essiccati con gradualità,perdendo acqua e fragranza giorno dopo giorno.
Mentre sto guidando da e per la scuola ,corro con il pensiero a come utilizzerò queste rose,divenute piccole,stropicciate ma ancora delicate al tatto.


Preparo un bouquet dai colori stinti (nella pausa pranzo) e vado alla ricerca di un contenitore da appendere sulla porta.


Gli occhi cadono su uno spartito musicale, e su consiglio di un'amica, corro a stamparmi "La regina della notte" aria tratta dal Flauto Magico di Mozart.

La sera diventa un cono,lo abbellisco con il centrino da torte,
un nastro color sabbia ed è pronto ad accogliere le mie rose essiccate.


Semplice ed elegante come volevo.
E' quasi notte e lo appendo fuori.
Rifletto.


Mi appaga la lentezza,quella che ti fa vedere le cose e ti fa accorgere d'essere viva,come attendere la lievitazione della focaccia o il risveglio del piccolo che dorme felice nel tuo letto
oppure ascoltare con pazienza i racconti un po' sconclusionati degli alunni in classe o accompagnare tua madre in giro o prendere un gelato con un bambino aspettando con certezza la prima macchia sulla maglia oppure andare a cercare un'aria famosa ed ascoltarla tutta in silenzio pensando al bene che vuoi a chi te l'ha raccomandata.


E se provassi ad infilare qualcosa di "slow" in ogni santo giorno che ho da vivere in questo mondo?

Mi piacerebbe.

Credo che in realtà piaccia anche al mio ragazzo americano che canticchia mentre gioca con i gatti e se ne sta al sole a combattere con le zanzare.



Esiste un alcunché di bello e ignoto
in questo stare con leggerezza tra le cose,
prendendo il giusto e lasciando il più,
giacché la sera, seppur stanchi
ci ricordiamo d'aver vissuto.






3 commenti:

  1. Io però questo più che lentezza la chiamerei godersi il proprio tempo. Annusando i profumi, creando, immanginando altre creazioni....
    In America però tutto questo è impensabile. Da noi sta poco per volta scomparendo. Speriamo....

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  2. FORSE è l'eta che aiuta a godere di queste cose. Se penso a quando al mattino mi alzavo gia in ritardo e mi fiondavo in ufficio a svolgere un lavoro che detestavo, lasciando a casa tutta la famiglia.....ora che me lo posso permettere respiro ogni attimo come se fosse l'ultimo e provo tanta tenerezza per le mammine affannate che incontro durante la giornata.Vorrei dire loro.:"Rallenta che la vita scappa"

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  3. La bellezza delle piccole cose.valentina

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