venerdì 27 gennaio 2017

Chunky yarn ovvero copertina


Di questi tempi
sono attratta dalla lana grossa,
nei colori naturali
e chiari 
e che magari
ancora profuma
di prato e di pecora.


Girando per il web
ho visto una miriade 
di bei lavori
che utilizzano proprio
questi filati oversize:
morbidi,
caldi,
per le coccole serali
dopo il tanto
di ogni giorno.


Si utilizzano grandi uncinetti
e in pochi giorni
si terminano
coperte
cappe.cuscini e molto altro.


Naturalmente non è facile
reperire
questi filati nei miei dintorni
e soprattutto
se si cercano di limitare i costi.

Si può di certo ordinarla on line,
però se vedi una gran bella lana,
anche economica,
su una bancarella
del mercato
provi a pensare
come 
renderla più "chunky",
ossia pesante
e spessa...


Magari doppiando i fili
si può ottenere
un risultato simile
a quelli visti
in giro...


E coperta per il piccolo sia,
ora che la mamma
gli ha preparato un letto nuovo
e che lui adora
rannicchiarsi  
al calduccio
prima di dormire
(si spera).


In due sere cresce
e consuma tutta la lana 
che avevo acquistato.

Non mi resta 
che disfare
una mantella
realizzata mesi fa
e mai utilizzata
e combinare
le sfumature.

Una parte centrale a maglia bassa,
fitta e calda,
poi un largo contorno 
fino ad arrivare alla grandezza 
esatta
ed infine un piccolo bordo
ad onde leggere
per finire :
la copertina da lettino
è pronta.


Aggiungo ancora
un piccolo cavallo a dondolo
in feltro
in un angolo
e quasi quasi
mi addormento io
nel pieno pomeriggio
di un venerdì di gennaio.


Buonanotte...




venerdì 20 gennaio 2017

Mani



Questo sono tempi strani,
senza posa
nel freddo di giorni pieni pieni
e non sempre di cose belle.


I pensieri viaggiano
e spesso non trovano risposte.

Devo ricominciare dalle mani.

Adoro usarle,
mi fa stare bene.

Credits

E più le uso,
più sento
d'essere nel giusto.

Mi pare di crescere,
di migliorare,
di imparare ancora
anche quando sbaglio
e devo rifare.

Credits

A volte
per dare un nuovo impulso
in classe,
per combattere l'abitudine,
organizzo
un lavoretto,
un alcunché da creare con le mani.

Coinvolgo i bambini
con carta,
colla,
forbici
e colori.

Credits

Li faccio sporcare,
realizzare un plastico di carta pesta
per posarci i dinosauri
oppure un palcoscenico
per far danzare
i personaggi delle fiabe.

Vedo che anche loro
stanno bene.


Poi la sera mi fermo
e penso alle sue di mani,
quelle piccole
che vogliono star fuori
anche quando il sole 
è già sceso all'orizzonte.


Si lavorano
in poco tempo
seguendo questo modello,
cercando di farli uguali...
(difficile per me!).

Poi si legano con una catenella
per non essere persi
quando servono.

Pare che anche i gatti di casa,
sempre al caldo
su cuscini e coperte,
vorrebbero 
indossare le moffole
di lana
quando 
viene il momento
d'uscire.

Credits

Usare le mani
è un modo d'amare.

All'amore non si resiste

All'amore non si resiste
perché le mani vogliono possedere la bellezza
e non lasciare tramortite anni di silenzio.
Perché l’amore è vivere duemila sogni
fino al bacio sublime.
Alda Merini



sabato 14 gennaio 2017

Mio nonno era un ciliegio


Non una palma.

In realtà ci è voluta una settimana
per metabolizzare questo ritorno
dopo le vacanze di Natale.
La partenza di un figlio,
gli impegni a scuola,
il gelo sulle strade,
la confusione della casa
abbandonata a se stessa,
nuovamente...
Diciamo tempi duri


In più noi docenti
abbiamo dovuto affrontare il tema del lutto
in classe,
venendo a mancare
un bambino
afflitto da gravi patologie.


Dunque,
un pomeriggio ho vagato nei ricordi,
nei libri,
sul web 
e finalmente mi è parso
d'aver trovato
una via,un senso,
per raccontare ai bambini
questo distacco
con lievità.

Credits

Mio nonno era un ciliegio

Quando avevo quattro anni, avevo quattro nonni: due nonni di città e due nonni di campagna.
Quelli di città si chiamavano Luigi e Antonietta e assomigliavano spiccicati a tutta la gente di città. Quelli di campagna si chiamavano Ottaviano e Teodolinda e non assomigliavano a nessuno, nemmeno ai loro vicini di casa.
A questo punto vi devo parlare del nonno. Io allora non c’ero, ma immagino che fosse già un tipo speciale. La nonna diceva che era l’uomo più bello del paese e che aveva dovuto sudare sette camicie per accalappiarlo.
Io il nonno non me lo ricordo proprio bello, ma alto e dritto, con i capelli al vento, quelli che aveva, e un filo d’erba sempre in bocca.
Dunque. Quando la mamma nacque , il nonno andò in paese e tornò con un paio di orecchini d’oro per la nonna e una pianta di ciliegio. Andò nell’orto, scavò una buca, e piantò l’albero; poi ci appese  accanto il nome Felicita. La mamma infatti si chiamava così e questo, secondo il nonno, doveva essere il nome del ciliegio. Ma la nonna gli fece notare che era un nome poco adatto a un ciliegio; allora il nonno decise che lo avrebbe chiamato Felice.
Quando il nonno non era impegnato nell’orto o con i polli, mi ci portava lui sul ciliegio: si toglieva le scarpe, mi prendeva a cavalluccio sulle spalle e saliva con un’agilità incredibile, come una scimmia con il suo scimmiotto.
Poi ci sedevamo lì tranquilli e lui mi raccontava un sacco di cose.
Una volta disse:
- Capito? Se ascolti con attenzione e ti concentri, puoi vedere un mucchio di cose, come se avessi gli occhi aperti. E adesso ascolta il ciliegio che respira.
Io chiusi gli occhi e sentii un’aria leggera che mi passava sul viso e tutte le foglie del ciliegio che si muovevano piano piano.
-È vero, nonno, Felice respira, - sussurrai.
Poi la nonna si ammalò.
Anche il nonno si fece sottile e leggero e volò via.
Alcune notti dopo sognai di essere sul ciliegio con il nonno; facevamo i trapezisti, come al circo. Il nonno stava appeso al ramo più alto, a testa in giù, e io gli ero attaccato alle braccia. Il nonno si dondolava, avanti e indietro, sempre più veloce, e all’improvviso mi lanciava verso il cielo. Io volavo a braccia aperte, come un uccello, senza nessuna paura, e il nonno dal basso mi sorrideva.
 Al mattino io capii che il nonno sarebbe  restato sempre nel ciliegio e che io avrei ancora potuto  incontrarlo: bastava salire sui rami e fermarsi ad ascoltare.
                                                          ANGELA NANETTI

Dopo aver letto
citazioni,
frasi,
recensioni,
ho infilato in una pagina
la storia del libro 
di Angela Nanetti (che di certo comprerò).
Insieme ai ragazzi
si è deciso di procedere con un lavoro
di lettura,
illustrazione,
drammatizzazione
a gruppi.

Li ho osservati lavorare
coinvolti e felici.



Così 
non  solo crochet e ghirlande
da documentare in questo piccolo
angolo virtuale,
ma pensieri,
parole,
emozioni
per crescere insieme.



Con questo ossigeno in corpo...
ho acceso per le notti da bufera
la ghirlanda veloce con le pigne
e ho terminato
la borsa elegante
per la signorina di casa invitata a cena fuori
con i tacchi e tutto il resto.
Non si possono
scordare
i vecchi amori...


Scriverò altro
nel barattolo.



venerdì 6 gennaio 2017

Happiness jar


 Le feste sono finite.
Ci sono stati i giorni delle cene e dei pranzi
 in compagnia di amici e parenti;
ci sono state le passeggiate 
attraversando l'aria fredda dell'inverno;
sono arrivati i pomeriggi 
del "fare niente" accanto ai figli sul divano;
per non scordare le tante serate 
da vivere davanti all'ennesimo film
 e le risate per le ultime imprese dal piccolo;
i  momenti felici 
hanno reso queste vacanze speciali e liete.


Poi c'era Lorenzo.
Così mi pare d'essermi dimenticata 
dell'influenza 
che ha fatto man bassa nella nostra casa,
della sera in Pronto per una caduta,
dei compiti da fare un po' per tutti 
e del pensiero che questo momento di stasi,
di quiete,sarebbe comunque finito...


Come fare a progettare il nuovo.
Ad essere sereni,positivi,
a trovare qualcosa di bello 
quando ognuno di noi si troverà nuovamente
"in gioco".


Poi mi sono imbattuta  
nell'Happiness Jar,o barattolo della felicità.
L'idea è venuta a Elisabeth Gilbert,
una scrittrice americana,
autrice del libro "Mangia Prega Ama".
Mi è parso subito un ottimo progetto
e mi sono messa all'opera.


Ho trovato nei "saldi"natalizi 
un barattolo che mi è parso gentile; 


gli ho applicato un Granny a forma di cuore 
facile facile che si lavora in mezz'ora:
bianco e grigio come i nostri giorni
(in realtà a volte sono pure neri);


poi ho legato dei foglietti colorati 
che una volta scritti 
saranno la vera decorazione del vaso;


ho messo giù le istruzioni 
per realizzare questa "ricetta" di pensieri,
ricordi positivi(questo per un'amica) 
ed ora non mi resta che cominciare.
Il Barattolo della Felicità
(Happiness Jar)

Ingredienti
·      Un’emozione inaspettata
·      Un dono ricevuto a sorpresa
·      Un sorriso scambiato per la strada
·      Le parole di una canzone
·      Le ombre che si allungano sull’orizzonte
·      Un sogno che non svanisce al mattino
·      Il profumo entrando in casa
·      L’abbraccio che chiude un giorno
·      Un bicchiere d’acqua quando si ha sete
·      Il fresco del vento
·      Le parole di un amico
·      Una telefonata divertente
·      Il sole dopo la pioggia
·      Un uccellino posato sul ramo
·      Le mille piccole cose di un giorno 
     ·Naturalmente un barattolo quanto più personalizzato possibile: in             questo caso un Granny a cuore 

·      Tanti piccoli biglietti a portata di mano
Procedimento
Ogni sera o quando vogliamo ,appuntare sui foglietti , un pensiero bello,(vedi sopra) felice, una cosa positiva che ci è accaduta in quel giorno.
Tenere il vaso bene in vista per ricordarci d’usarlo e per vedere il suo contenuto che cresce.

Al termine dell’anno o quando le giornate sono particolarmente difficili, andare a ripescare alcuni biglietti oppure anche tutti per comprendere quante piccole cose belle ci sono accadute e come possiamo affrontare meglio quello che ci aspetta.

Una volta che il barattolo sarà pieno, conservarlo, rileggere i pensieri in compagnia di chi amiamo e ricominciarne un altro.
Risultato
“Enjoy the little things, for one day you will look back and realize they were the big things.” 
 Robert Brault

Il mio primo pensiero felice 
lo scrivo anche qui,
in seguito diventeranno 
semplicemente "Happiness jar".


Ieri ,a Torino con il mio ragazzo
 ho visto,vissuto,mangiato 
tante cose buone e belle,
ma l'attimo che mi resta nel cuore 
è l'aver acceso una minuscola  candela 
nella Chiesa della Consolata (meraviglia!) 
per un bambino della mia scuola
 che è volato in cielo.


Ancora sento la luce,la fiammella 
nel silenzio di molte preghiere.
Una scia ha attraversato questo cielo blu,
portandoselo appresso.

 I Re Magi sono arrivati.

Al termine dell'anno,
potremo aprire insieme
i barattoli
e vedere 
quanta vita
ne è passata.


Si può fare.

martedì 3 gennaio 2017

Greenery ovvero il verde che verrà


Dopo aver respirato per giorni il rosso,l'argento o l'oro,
mi è venuta la nostalgia per il verde,
quello che verrà.


Non se ne vede molto in giro.
Per fotografarlo,
 sono stata a lungo fuori.


Poi si tratta di verde spento,
manca la luce del sole 
e anche alle undici del mattino,
tra le nebbie di gennaio,
non brilla come dovrebbe.


Nonostante tutto,
fa sempre star bene
andare a cercarlo,
in tutte le sue tonalità.


Come dico ai bambini
in classe,
non esiste un unico verde steso sui prati
o negli orizzonti qui sulla terra.

credits Wikipedia
Così i banchi si riempiono
di pastelli verde smeraldo,verde acqua,
verde cinabro,verde bandiera,
per cominciare con i più comuni
anche se non mancano
il verde muschio.il verde trifoglio;
solo una volta un bimbo mi ha mostrato il verde persiano(qui).


In realtà mi sono soffermata
su questo colore
pensando ai giorni che ci attendono davanti,
ai progetti,ai propositi,alle pagine bianche 
ancora da riempire in questo nuovo anno.


A questo riguardo non  ho le idee precise,
ma sono certa di dovermi dedicare 
con più accuratezza al mio giardino-inselvatichito,
dunque di verde trattasi.
Credits

Poi ho scoperto,
girando per il web,
che il colore scelto per il 2017
dall'azienda americana Pantone,
esperta nella catalogazione e identificazione cromatica,
è proprio il Greenery,una sfumatura di verde-giallo:
il fogliame,la vegetazione nel pieno rigoglio dell'estate.


Immergermi in ciò mi fa pensare 
 un po' meno
al fatto che il mio giovanotto
se ne andrà tra poco,
di nuovo.


Appendo un Granny tra i rami,
e,
come capita alle mamme,
stringo un abbraccio
in attesa del ritorno.


Correggerò
i quaderni con il verde.
Primo proposito.
E' già qualcosa.