mercoledì 22 marzo 2017

C'era una volta



C'era una volta
una classe di bimbi
che informati dell'arrivo "anticipato"
della primavera
proprio il 20 marzo 2017
e precisamente alle 10.28,


chiesero,
tanta era la loro voglia di nuovo
e di sole,
di fare un conto alla rovescia
fino al momento esatto dell'Equinozio,
per poi esultare
in un "Wow" collettivo.


Se poi il traguardo
coincideva  con l'intervallo nel cortile,
l'esultanza pareva doppia.
La gioia e  la vivacità coincisero
con la bellezza del momento.


E poi c'era una volta
un grande albero di mimosa
che cresceva indisturbato nell'incolto del vicino.


Tutti gli anni,
senza cure o protezioni,
affrontava i nostri inverni piemontesi,
in realtà non così rigidi,
e si ammantava di luce e profumo
durante il mese di marzo.


La prima cosa da vedere al mattino
e l'ultima da salutare nel buio della notte
indovinando la sagoma contro il cielo.


Ma, un pomeriggio,
la bellezza ha fatto paura al nuovo proprietario
e nella scusa ,
tutta nostrana,
di "pulire"
l'incolto,
ha lasciato soltanto il ricordo
a terra 
di cotanta meraviglia.


Persino mio figlio quindicenne
con la testa non certo in piante o fiori,
mi ha chiamato
per raccontarmi l'accaduto.


Mi è parso che anche altrove,
dov'era il mio sguardo in quel momento,
ci fosse una sofferenza,
una mancanza,
come di una tristezza arrivata all'improvviso.


Poesie tratte dallo Zenrin Kushu, una raccolta zen del XV secolo:
"Quando un fiore sboccia, il mondo intero si rivela."


“Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella. 

GALILEO GALILEI

Credo che andrò
a comprarmi una pianta di mimosa.


Il "C'era una volta",
esige il lieto fine,
o almeno ci si avvicina.

Buona primavera.



sabato 18 marzo 2017

Panta rei


A volte ,senza che ce ne accorgiamo,
le cose arrivano
e ci stupiscono.


Può essere la fioritura magnifica e profumata
della mimosa sulla collina.
Una settimana prima
se ne stava lì,
quasi dormiente,
verde e leggermente punteggiata di giallo,
poi,
un mattino,
il fulgore ha riempito gli occhi.


Prima di andare al lavoro
ci voleva questa immersione
in colore e profumo.
Tant'è che mi è venuta una pazza voglia
di indossare qualcosa di giallo...
forse per portarmi in giro
questa sensazione di bellezza.


Ugualmente è accaduto
alla magnolia:
ogni anno pochi fiori e un aspetto sofferente.

Invece,
in un paio di giorni caldi e sereni,
un tripudio rosa l'ha colmata:
è arrivata persino in casa
elegante e raffinata.


Magari,
vai al Lidl per fare le spese
e ti imbatti in un cotone variegato,
primaverile e leggero.


In men che non si dica,
con poca spesa,
incominci
a realizzare dei sottopiatti
per il nuovo che sta "nascendo " sotto, in garage.


Doppiando i fili,
mescolando le matasse,
si creano sfumature
sempre leggermente diverse:
proprio ciò che volevo.


Oppure ,
ieri,
poco prima di andare a scuola,
 non avevo ancora idea cosa proporre ai ragazzi
per la Festa del Papà:
i soliti lavoretti
o  le poesie  che già avevo utilizzato.


Così mi imbatto in Giulia
o meglio nel suo blog "Le petit Rabbit"
e trovo la  proposta 
per un Super Papà 2017
irresistibile...
naturalmente anche i miei alunni
hanno gradito
e se ne sono tornati a casa
con qualcosa di speciale
in cartella.

Credits

Queste sono tutte lezioni
per i perenni "burrascosi"
e un poco ansiosi come me.


Pánta rêi......    πάντα ῥεῖ
Lasciamo scorrere...


domenica 12 marzo 2017

Qualcosa di rosa


Come è possibile
che sia già tornata la domenica?


Mi pare che i giorni si rincorrano
ed io li insegua cercando di infilare
qualcosa di buono nelle ore che vivo.


Sento il richiamo ad agire,
a progettare,
a realizzare
che inizia già a frullarmi in testa
al mattino presto
e poi continua.


La mia testa viaggia ovunque
e non sempre
le mani,
il corpo
e soprattutto
il tempo
riesce a bastarmi.


Mi sento un po' tirata da tutte le parti
e forse
questo troppo
non mi permette di fare
bene
ciò che più mi sta a cuore.


Sfrutto ogni momento
e la sera,
quando vorrei fermarmi
davanti alla giara,
con l'uncinetto
e poco altro,
mi addormento.

Come dicono i miei,
una nonnina...
Che poi è pure vero.


Comunque
questa maglia l'ho finita.
Un lavoro non facile per me,
trovato qui
e un po' adattato alla mia lana leggera.


Quasi un pizzo
o meglio un maxi Granny
per il davanti e il dietro,
con l'aggiunta delle maniche 
lavorate in tondo
partendo dalle spalle.

Non si conta quante volte ho sbagliato
e rifatto
ma questo insegna
e fortifica.


Chissà se ciò vale anche per i bimbi a scuola:
 non vogliono mai sbagliare,
o meglio,
i loro genitori
non accettano gli sbagli dei figli.
La colpa è sempre di qualcun altro
o della poca capacità dell'insegnante,
ma questo è un discorso lungo
e credo,
perso in partenza.

In ogni caso
io sono sono molto  soddisfatta
della mia prima maglia al crochet
anche se non è perfetta;
è calda,
ma non troppo,
per questi tempi di primavera.


Me lo ricordano
le mimose della collina
(mai fiorite così tanto da noi)
ed il compleanno della mia seconda figlia
Benedetta:
proprio un gran regalo
da festeggiare
con la consueta Angel Cake di Irene,
variante frutti di bosco.


Che la domenica cominci
e magari
si fermi un po' di più.


domenica 5 marzo 2017

Langhe


 Abbiamo bisogno di...


Mai come in questo momento,
sento la necessità di andare alle ricerca
di ciò di cui ho bisogno,
dell'essenziale che fa bene al cuore,
che ti rende felice,
in pace ,
anche se è faticoso
o difficile.


Come il percorso
che abbiamo intrapreso
una domenica di fine Febbraio:
le colline delle Langhe.


Più che una dolce passeggiata,
un vero e proprio trekking
attraversando vigne ordinate
ed ancora spoglie,
piccoli borghi in alto,
campanili lontani
e sentieri
o stradine 
mai pianeggianti.


Quindi discese ,
gustando il timido sole
di una nuova stagione


e per lo più
salite ripide tra i tralci appena potati.


Fino ad arrivare
al famoso Cedro del Libano
di La Morra,


 in cima alla collina,
 perfetto nell'armonia
dei suoi rami
contro il cielo sereno.


Dunque mai una sosta,
sempre in cammino,
io e il maritino
(soli,come ai vecchi tempi...),


in corsa con il tramonto
e il fresco della sera.


Dopo esserci perduti
un paio di volte
(un classico),
finalmente siamo ritornati 
al punto di partenza,
passando proprio
nei pressi 
della colorata Cappella del Barolo.


Naturalmente,
per deliziarci dopo la fatica,
ci siano fermati in una delle tante osterie
della zona:
un eccellente calice 
di bianco mosso ha completato
la giornata.


Ho bisogno di questo.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.Bisognerebbe stare all'aria aperta almeno due ore al giorno. Ascoltare gli anziani, lasciare che parlino della loro vita. Costruirsi delle piccole preghiere personali e usarle. Esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia. Leggere poesie ad alta voce. Far cantare chi ama cantare.
In questo modo non saremo tanto soli come adesso, impareremo di nuovo a sentire la terra su cui poggiamo i piedi e a provare una sincera simpatia per tutte le creature del creato.

Un piccolo ricordo 
di tralci e rami,
cotti e piegati dalle stagioni,
non poteva che venire con me,
a casa.




 Primavera,
vieni.